Che cos'è un sensore induttivo?

Come funziona, a cosa serve e quando scegliere un sensore di prossimità o di misura


Un sensore induttivo è un dispositivo che rileva o misura oggetti metallici senza contatto, sfruttando le variazioni di un campo elettromagnetico generato da una bobina. Quando un bersaglio conduttivo entra nel campo, ne altera le caratteristiche e il sensore traduce questa variazione in un segnale. Esistono due grandi famiglie: i sensori induttivi di prossimità, che segnalano la presenza o l'assenza di un oggetto con un'uscita on/off, e i sensori induttivi di misura, che restituiscono un valore continuo di distanza o spostamento. Non avendo parti a contatto, non si usurano e restano affidabili anche in ambienti industriali difficili, dove polvere, olio e vibrazioni comprometterebbero un sistema meccanico.

Come funziona un sensore induttivo


All'interno del sensore una bobina genera un campo elettromagnetico oscillante ad alta frequenza. Quando un oggetto metallico si avvicina, nel materiale si inducono deboli correnti, dette correnti parassite, che sottraggono energia al circuito e ne modificano l'oscillazione. L'elettronica rileva questa variazione: nei modelli di prossimità la converte in un segnale di commutazione quando l'oggetto supera una soglia, mentre nei modelli di misura la traduce in un valore proporzionale alla distanza. Il tutto avviene senza alcun contatto fisico con il bersaglio.

A cosa serve un sensore induttivo

Il sensore induttivo di prossimità è tra i componenti più diffusi nell'automazione: rileva la posizione di pezzi e utensili, conta oggetti su una linea, verifica finecorsa e presenze, e svolge funzioni di sicurezza sulle macchine. Il sensore induttivo di misura serve invece dove occorre conoscere con precisione una distanza o uno spostamento, ad esempio nel controllo di alberi, mandrini e vibrazioni. In entrambi i casi il vantaggio è la misura senza contatto, robusta e priva di usura.

Sensore induttivo o capacitivo?

La differenza principale sta nel tipo di bersaglio. Il sensore induttivo rileva solo materiali metallici conduttivi, sfruttando le correnti indotte; il sensore capacitivo rileva anche materiali non metallici, come plastica, legno, vetro o liquidi, perché reagisce a qualsiasi variazione di costante dielettrica. L'induttivo è quindi la scelta ideale per il metallo, dove offre maggiore stabilità e immunità ai disturbi, mentre il capacitivo copre le applicazioni su materiali non conduttivi.

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FAQ

Un sensore induttivo funziona generando un campo elettromagnetico attraverso una bobina interna. Quando un oggetto metallico entra nel campo, induce delle correnti che ne modificano l'oscillazione. Il sensore rileva questa variazione e la trasforma in un segnale: on/off nei sensori di prossimità, oppure un valore di distanza nei sensori di misura. Tutto avviene senza contatto.

Serve a rilevare o misurare oggetti metallici senza toccarli. Nella versione di prossimità individua la presenza di un pezzo, conta oggetti, controlla finecorsa e posizioni nelle macchine automatiche. Nella versione di misura fornisce la distanza o lo spostamento con precisione, utile per monitorare alberi, mandrini e vibrazioni. È molto usato in automazione perché non si usura.

Il sensore induttivo rileva solo oggetti metallici, perché si basa sulle correnti indotte nel materiale conduttivo. Il sensore capacitivo rileva anche materiali non metallici come plastica, vetro, legno o liquidi, perché reagisce alla variazione di costante dielettrica. Per il metallo si preferisce l'induttivo, più stabile e immune ai disturbi.

Sì. Il principio induttivo funziona esclusivamente con materiali elettricamente conduttivi, quindi tutti i metalli, sia ferromagnetici come il ferro sia non ferromagnetici come alluminio o rame. Materiali come plastica, legno o vetro non vengono rilevati: per questi serve un'altra tecnologia, ad esempio quella capacitiva o ottica.

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