I sensori di distanza magneto-induttivi sono trasduttori magnetici che misurano posizione e distanza senza contatto, rilevando un piccolo magnete fissato all'oggetto in movimento. Uniscono la robustezza dei sensori magnetici alla stabilità di quelli induttivi, con un segnale di uscita lineare e insensibile a sporco, polvere e umidità. Il campo di misura si adatta cambiando il magnete, senza sostituire il sensore, e la misura può avvenire anche attraverso pareti non magnetiche. Compatti ed economici, sono pensati per le applicazioni di serie e per l'integrazione OEM. Rappresentano l'alternativa analogica ai sensori di prossimità magnetici quando serve una misura continua della distanza, non un semplice segnale di presenza.
Il sensore integra una bobina induttiva e rileva un magnete permanente applicato al bersaglio. Man mano che il magnete si avvicina o si allontana, modifica il campo percepito dalla bobina: l'elettronica traduce questa variazione in un segnale lineare proporzionale alla distanza. Poiché la misura dipende dal magnete e non dalla superficie, il sensore ignora sporco, spruzzi e vibrazioni, e mantiene un'uscita stabile anche in condizioni di lavoro poco pulite.
La scelta parte dal campo di misura, che si definisce in base al magnete abbinato e può essere adattato senza cambiare il sensore. Vanno poi considerati lo spazio di montaggio, il tipo di uscita richiesta dal sistema di controllo e le condizioni ambientali di lavoro. Per le produzioni in serie contano l'ingombro ridotto e la possibilità di integrazione su scheda, mentre per l'uso industriale pesano robustezza meccanica e grado di protezione. Definire questi criteri guida verso la versione più adatta.
Trovano impiego dove serve una misura di distanza affidabile a costi compatibili con i grandi volumi. Nell'automazione e nelle macchine per il confezionamento controllano posizioni, corse e finecorsa, sostituendo più interruttori con un unico segnale proporzionale. Leggendo un magnete misurano anche la velocità di rotazione e funzionano attraverso schermi non metallici. Nelle macchine mobili resistono a urti, vibrazioni e sporco, mentre la versione a circuito stampato ne permette l'integrazione nei prodotti di serie.
Integrare un sensore di distanza in un prodotto di serie richiede scelte tecniche precise fin dalla progettazione. Gli ingegneri Luchsinger valutano con te ingombri, magnete, uscita e volumi produttivi, e ti affiancano fino all'integrazione nel tuo apparecchio. Descrivici la tua applicazione OEM: individuiamo insieme la configurazione più efficiente in termini di prestazioni e costi.
Un sensore di distanza magneto-induttivo rileva un magnete permanente fissato all'oggetto da misurare. Avvicinando o allontanando il magnete cambia il campo letto dalla bobina interna, e il sensore restituisce un segnale lineare proporzionale alla distanza. Non serve contatto e la misura resta stabile anche in presenza di sporco e vibrazioni.
Un sensore di prossimità segnala solo la presenza o l'assenza di un oggetto, con un'uscita di tipo on/off. Un sensore magneto-induttivo misura invece la distanza reale in modo continuo, fornendo un valore proporzionale lungo tutto il campo. Consente quindi il controllo di posizione e corsa dove un semplice interruttore non basta.
Sì. Nei sensori magneto-induttivi il campo di misura dipende dal magnete abbinato, non dal sensore stesso. Cambiando il magnete si adatta il range - tipicamente da pochi millimetri fino a diverse decine - senza sostituire l'elettronica. Questa flessibilità semplifica la standardizzazione dei componenti nelle produzioni di serie.
Sì, sono progettati proprio per l'integrazione in prodotti di serie. Le dimensioni compatte, la versione a circuito stampato e il costo contenuto su grandi volumi li rendono ideali per i costruttori di macchine e apparecchiature. Offrono una misura di distanza continua e robusta senza il costo delle tecnologie di precisione più elevate.
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