I colorimetri industriali sono strumenti che riconoscono il colore di un pezzo confrontandolo con tonalità di riferimento memorizzate e restituiscono un esito immediato, utilizzabile direttamente dalla logica di controllo della linea. A differenza dei sistemi di visione generalisti lavorano su un punto di rilevamento definito e mantengono una risposta stabile anche quando la superficie è scura, lucida, riflettente o metallica strutturata, condizioni in cui il confronto visivo e i sensori a tre canali perdono affidabilità. Il colore diventa così un parametro di processo verificabile su ogni pezzo, senza rallentare la cadenza produttiva.
Il sensore illumina la superficie con luce bianca a spettro stabile e raccoglie la componente riflessa attraverso una fibra ottica. Il segnale viene scomposto in bande spettrali e confrontato con i colori appresi in fase di configurazione: quando la distanza cromatica rientra nella tolleranza impostata, il controller commuta l'uscita corrispondente. La separazione tra testa ottica e unità di elaborazione permette di collocare il punto di rilevamento anche in spazi ridotti o in ambienti ostili.
Nel settore automotive il riconoscimento cromatico verifica la corrispondenza tra componenti di interni prodotti in stampi e lotti diversi, dove una differenza appena percepibile diventa un reclamo. Nell'imballaggio controlla presenza e correttezza di tappi, capsule ed etichette alla velocità della linea. Trova impiego anche nella selezione di materiali sfusi e nella verifica di trattamenti superficiali, dove la tonalità è indice di uno stato di processo.
La scelta parte dal numero di tonalità da distinguere e dalla tolleranza ammessa: quanto più i colori sono vicini tra loro, tanto più pesa la risoluzione cromatica dello strumento. Vanno poi definiti la distanza di lavoro e la dimensione del punto di rilevamento, che dipendono dalla geometria del pezzo, la cadenza della linea e il tipo di uscita richiesto dal sistema di controllo.
Le due famiglie si distinguono per il punto in cui avviene la decisione. Il colorimetro industriale valuta a bordo, confronta con i riferimenti appresi e comanda direttamente la linea, restituendo anche le coordinate cromatiche a chi le vuole registrare. Quando il dato deve essere certificato verso il cliente, servono strumenti dedicati alla misura in laboratorio. Per le sorgenti luminose esistono soluzioni specifiche, all'interno della gamma dedicata al colore.
Individuare il colorimetro adatto significa partire dall'applicazione, non dal catalogo. I nostri ingegneri valutano con te geometria del pezzo, tolleranza cromatica e vincoli di linea, e ti affiancano dalla configurazione iniziale fino alla messa in servizio. Scrivici per una valutazione tecnica del tuo caso.
Un colorimetro industriale è uno strumento che riconosce il colore di un oggetto confrontandolo con tonalità apprese in precedenza e restituisce un esito di conformità in tempo reale. È progettato per lavorare sulla linea di produzione, con tempi di risposta compatibili con la cadenza dei processi automatici.
Sì. La combinazione di illuminazione controllata e rilevamento spettrale rende la lettura stabile anche su superfici lucide, riflettenti o metalliche strutturate, dove i sistemi basati sul solo confronto di intensità risultano poco affidabili. La geometria di misura va comunque scelta in funzione del tipo di riflessione della superficie.
Gli strumenti di questa famiglia memorizzano più tonalità di riferimento e distinguono differenze cromatiche molto contenute, ben al di sotto della soglia percepibile a occhio nudo. Il numero di colori gestibili e la tolleranza applicata a ciascuno si impostano in configurazione, in base ai requisiti del controllo.
Il controller elabora il segnale e mette a disposizione uscite di commutazione che il PLC legge come esito di conformità, oltre a un canale dati per la registrazione dei valori cromatici. La testa ottica si installa a bordo linea tramite fibra ottica, senza contatto con il pezzo.
Riconoscere un colore significa confrontarlo con tonalità di riferimento memorizzate e stabilire se rientra in una tolleranza. Misurarlo significa quantificarlo in coordinate assolute, senza campione di paragone. La prima logica serve al controllo in linea, la seconda alla certificazione del dato; per le sorgenti luminose esistono strumenti dedicati.
L'occhio umano valuta il colore in modo relativo e si adatta alla luce circostante, quindi due operatori possono giudicare diversamente lo stesso pezzo. La misura strumentale elimina questa variabilità e rende confrontabili controlli eseguiti in turni, stabilimenti e condizioni di illuminazione differenti. Valutiamo insieme la soluzione adatta al tuo processo.
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