Gli spettrofotometri per il colore sono strumenti che quantificano una tonalità in valore assoluto, acquisendo lo spettro della luce riflessa o trasmessa e traducendolo in coordinate all'interno dello spazio cromatico CIE. A differenza degli strumenti che si limitano a confrontare un pezzo con un riferimento appreso, restituiscono un dato tracciabile e indipendente dall'operatore, confrontabile tra stabilimenti e nel tempo. La geometria ottica di misura si adatta al tipo di campione, dalla superficie opaca o strutturata all'oggetto lucido, fino al materiale trasparente o autoluminoso analizzato in trasmissione. È la base per certificare il colore verso il cliente e per il controllo qualità in laboratorio.
Lo strumento illumina il campione con una sorgente a spettro noto e scompone la luce riflessa o trasmessa nelle sue componenti spettrali, tipicamente nell'intervallo del visibile. Da questa curva ricava le coordinate del colore nello spazio cromatico scelto, come L*a*b* o XYZ, che ne fissano tonalità, chiarezza e saturazione in valore assoluto. Poiché la misura descrive il colore in sé e non la sua somiglianza a un riferimento, il risultato resta confrontabile tra strumenti, stabilimenti e momenti diversi.
La geometria ottica determina cosa lo strumento è in grado di misurare correttamente. Una configurazione angolare fissa è adatta alle superfici opache e omogenee, mentre un'illuminazione anulare rende la lettura indipendente dall'orientamento su materiali strutturati e metalli lucidi. Per i campioni trasparenti e per gli oggetti autoluminosi si lavora invece in trasmissione, separando sorgente e ricevitore. Individuare la geometria giusta è il primo passo per ottenere una misura affidabile e ripetibile.
Nella verniciatura e nella finitura superficiale lo strumento certifica che la tinta prodotta coincida con lo standard concordato, lotto dopo lotto. Nell'industria plastica e tessile verifica la costanza del colore tra forniture e componenti destinati ad accoppiarsi. In campo alimentare e chimico la misura in trasmissione quantifica il colore di liquidi e soluzioni come indice di concentrazione o di qualità. Ovunque serva un numero, non un giudizio, la spettrofotometria fornisce il dato.
La scelta parte dal campione e dall'obiettivo di misura. Contano la natura della superficie, che indirizza la geometria ottica, l'ampiezza dello spettro e la risoluzione necessarie a distinguere le differenze in gioco, la necessità di lavorare in linea o in laboratorio e gli spazi colore e gli illuminanti richiesti dallo standard di riferimento del settore. Se invece serve decidere la conformità direttamente in linea, l'approccio più rapido è un altro.
Individuare lo spettrofotometro adatto significa partire dal campione e dallo standard da rispettare. I nostri ingegneri valutano con te tipo di superficie, spazio colore e condizioni di misura, e ti affiancano dalla configurazione fino alla messa in servizio in linea o in laboratorio. Scrivici per una valutazione tecnica del tuo caso.
Uno spettrofotometro per il colore è uno strumento che misura il colore acquisendo lo spettro della luce riflessa o trasmessa da un campione e convertendolo in coordinate cromatiche assolute. A differenza dei sensori che confrontano con un riferimento, fornisce un valore oggettivo e tracciabile, confrontabile tra strumenti e nel tempo.
Il colorimetro classifica il colore rispetto a riferimenti appresi ed è pensato per decidere rapidamente la conformità in linea. Lo spettrofotometro a colori acquisisce l'intero spettro e restituisce coordinate assolute, adatte a certificare e documentare la tinta. Il primo serve al controllo di processo, il secondo alla misura di riferimento.
Lo spazio cromatico CIE più diffuso per la misura industriale è il L*a*b*, che descrive il colore con chiarezza, componente rosso-verde e componente giallo-blu. Permette di calcolare la differenza di colore tra due campioni come distanza numerica, il ΔE, rendendo immediato stabilire se una tinta rientra nella tolleranza ammessa.
La geometria di misura va scelta in base alla superficie. Le configurazioni angolari fisse sono adatte a superfici opache e uniformi, l'illuminazione anulare a materiali strutturati e metalli lucidi, la trasmissione a liquidi, film e oggetti trasparenti. Una geometria non adatta al campione introduce errori difficili da correggere a valle.
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