Le scorie presenti nel metallo fuso durante la fusione industriale compromettono l'integrità strutturale del prodotto finito: ossidi e impurità generano porosità, debolezze interne e aumento degli scarti. L'ambiente estremo della fusione - temperature elevate, vapori, polveri metalliche - rende difficile il rilevamento con metodi tradizionali. La termografia a infrarossi identifica le scorie in tempo reale senza interrompere il processo.
Le scorie hanno emissività e temperatura diverse dal metallo fuso pulito: questa differenza genera un contrasto termico visibile con una termocamera a infrarossi. Un improvviso incremento della temperatura superficiale superiore a 200°C rispetto al livello di fondo segnala la presenza di scorie e attiva un intervento immediato. Il sistema opera senza contatto fisico con il metallo fuso, eliminando la necessità di strumenti intrusivi soggetti a rapida usura.
Le termocamere ottimizzate per questo tipo di applicazione operano a 7,9 µm di lunghezza d'onda, con filtri specifici che garantiscono il funzionamento anche in presenza di polvere e fumo intensi. L'integrazione con i sistemi di automazione industriale avviene tramite PLC e interfacce locali, consentendo la risposta automatizzata al rilevamento delle scorie senza interruzione del flusso produttivo.
Il monitoraggio continuo riduce la quantità di scorie nel prodotto finito, abbassa il tasso di rilavorazioni e migliora la sicurezza operativa eliminando la necessità di ispezioni manuali ravvicinate al metallo fuso. La soluzione si integra facilmente negli impianti esistenti senza modifiche strutturali significative al processo.
Misurare piccoli target metallici - terminali di saldatura, componenti su nastro trasportatore, spot di riscaldo a induzione di piccole dimensioni - richiede tre cose simultaneamente: spettro corto per i metalli, spot piccolo per la precisione spaziale e puntamento affidabile per l'allineamento. Il CSlaser 2M le combina in un corpo monoblocco: 1,6 µm per la stabilità della misura sui metalli, spot da 0,5 mm con ottiche close-focus e doppio laser che indica margini e dimensione dello spot a qualsiasi distanza.
Nei processi laser su metalli la misura termica è ostacolata dall'emissione della sorgente stessa: i laser CO₂ a 10,6 µm, Nd:YAG a 1064 nm e fibra a 1070 nm emettono a lunghezze d'onda che saturano i sensori a lunga lunghezza d'onda, rendendo impossibile distinguere il calore del processo dall'emissione del laser. La PI 08M opera in una banda stretta a 780-820 nm: i laser industriali più comuni emettono fuori da questa finestra spettrale e non interferiscono, mentre i metalli ad alta temperatura mostrano emissività elevata e stabile proprio in questa banda.
A lunga lunghezza d'onda l'emissività dell'acciaio caldo è bassa, instabile e dipendente dalla finitura superficiale: la misura diventa incerta proprio dove il controllo termico è più critico. A 0,85-1,1 µm l'emissività dei metalli sale significativamente e si stabilizza, riducendo l'impatto delle variazioni superficiali sulla ripetibilità della misura. La PI 1M porta questa fisica nella Precision Line: 764×480 pixel, fino a 1 kHz di frame rate e range da 450°C a 1800°C in un'unica scala continua, senza commutazioni di sottogamma.
Installare una termocamera in prossimità di un forno, di una colata o di un processo ad alta temperatura impone un problema: la camera non sopporta le condizioni ambientali del punto di misura. Il pacchetto Xi 410 IP risolve il problema con un housing raffreddato ad acqua pre-assemblato, che consente di operare a temperature ambientali fino a 250 °C senza compromettere l'accuratezza della misura o la vita utile della camera.
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