Un misuratore di PM10 quantifica la concentrazione in massa delle polveri aerodisperse con diametro aerodinamico inferiore a 10 µm, la frazione che raggiunge le vie respiratorie e che la normativa sulla qualità dell'aria tiene sotto controllo. Gli strumenti di questa famiglia lavorano in tempo reale: restituiscono un valore di concentrazione istante per istante, senza attendere la pesatura di un filtro in laboratorio. Diversi modelli rilevano più frazioni granulometriche simultaneamente - PM1, PM2,5, frazione respirabile, PM10 e polveri totali - da un unico ingresso di campionamento. È la differenza che conta quando serve capire non solo quanta polvere c'è, ma da quale lavorazione arriva.
La misura si basa sulla diffusione della luce: un flusso d'aria attraversa un fascio laser e ogni particella devia una quota di luce verso un fotorilevatore. L'intensità diffusa viene convertita in concentrazione di massa, grandezza distinta dal conteggio numerico delle particelle. Gli strumenti multicanale analizzano la distribuzione del segnale e ricostruiscono più frazioni granulometriche da un unico campionamento, senza teste selettive all'ingresso.
In igiene industriale il monitoraggio serve a valutare l'esposizione degli operatori nelle lavorazioni che generano polvere: taglio, molatura, movimentazione di materiali sfusi, saldatura. Nei cantieri e nelle attività estrattive la misura al perimetro documenta l'impatto verso l'esterno e attiva le contromisure di abbattimento. Negli ambienti indoor e nelle sale di produzione controllate verifica l'efficacia della filtrazione, mentre in ricerca supporta gli studi su sorgenti e trasporto degli aerosol.
La scelta si gioca prima di tutto sulla durata della misura: un sopralluogo di poche ore e un monitoraggio continuo su più giorni richiedono soluzioni di alimentazione e campionamento diverse. Conta poi se serve il solo PM10 o la lettura simultanea di più frazioni; per lo spettro dimensionale completo servono invece spettrometri dedicati. Infine, la possibilità di raccogliere in parallelo un campione su filtro permette di tarare la lettura ottica sulla polvere effettivamente presente.
I monitor ottici in continuo forniscono un dato indicativo ad alta risoluzione temporale, non il valore ufficiale per la verifica di conformità: il metodo di riferimento per il PM10 resta quello gravimetrico della UNI EN 12341, con pesatura del filtro in laboratorio. Quando serve separare le frazioni sul campione raccolto si ricorre agli impattori a cascata. Alcuni strumenti ottici raccolgono il filtro durante la misura, permettendo di correggere la lettura in sito.
La scelta di un misuratore di PM10 dipende dall'ambiente in cui lavorerà più che dalla scheda tecnica. I nostri ingegneri valutano con voi il punto di misura, le frazioni da rilevare e le condizioni operative, e vi seguono dalla configurazione fino alla lettura dei dati in campo.
Le sigle indicano frazioni di particolato distinte per diametro aerodinamico: il PM10 raccoglie le particelle sotto i 10 µm, il PM2,5 quelle sotto 2,5 µm, il PM1 quelle sotto 1 µm. Ogni frazione penetra a profondità diverse nell'apparato respiratorio, e diverse lavorazioni ne producono in proporzioni diverse.
No. Gli strumenti ottici portatili restituiscono un dato indicativo in tempo reale, utile per individuare sorgenti, verificare l'efficacia di un impianto di aspirazione e valutare l'esposizione dei lavoratori. La verifica di conformità ai valori limite di qualità dell'aria si basa sul metodo gravimetrico di riferimento previsto dalla UNI EN 12341.
Si posiziona il monitor di particolato nel punto rappresentativo dell'esposizione: in zona respiratoria se interessa la dose ricevuta dall'operatore, vicino alla sorgente se interessa l'emissione del processo. La lettura in continuo permette di correlare i picchi alle singole fasi di lavorazione e di verificare subito l'effetto di una modifica impiantistica.
Sì. Nella misura ottica le particelle igroscopiche crescono di dimensione assorbendo vapore acqueo e diffondono più luce, portando a una sovrastima della concentrazione. Per questo negli impieghi all'aperto e negli ambienti umidi si adottano sistemi di condizionamento o essiccamento del campione, oppure correzioni applicate dallo strumento.
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